Gli studi e le ricerche sulla frutta e sulla verdura (in particolare, sulle loro proprietà antiossidanti) sono espliciti nell'affermare che esse dovrebbero entrare regolarmente a far parte delle abitudini alimentari di ognuno di noi.
Per promuoverne il consumo sano e cosciente Healthy Living, un ente statunitense che si occupa di nutrizione, ha redatto una tabella su frutti e verdure ed i loro colori; la trovo molto utile e vi invito a darci un'occhiata, è qui su riportata (anche se in inglese risulta di facile lettura).
Diamo, quindi, più spazio a frutta e verdura nei nostri pasti, sicuramente non sbaglieremo... e se ci dovessimo imbattere in prezzi da 'gioielliere' praticati in alcune città, non perdiamoci d'animo, andiamo ai mercati rionali e cerchiamo di consumare sempre prodotti di stagione, dovremmo così riuscire a combattere un po' anche il 'caro frutta'...
Alla prossima
il sibarita
venerdì 19 ottobre 2007
Dacci oggi la nostra frutta e verdura quotidiana...
Gli studi e le ricerche sulla frutta e sulla verdura (in particolare, sulle loro proprietà antiossidanti) sono espliciti nell'affermare che esse dovrebbero entrare regolarmente a far parte delle abitudini alimentari di ognuno di noi.
Per promuoverne il consumo sano e cosciente Healthy Living, un ente statunitense che si occupa di nutrizione, ha redatto una tabella su frutti e verdure ed i loro colori; la trovo molto utile e vi invito a darci un'occhiata, è qui su riportata (anche se in inglese risulta di facile lettura).
Diamo, quindi, più spazio a frutta e verdura nei nostri pasti, sicuramente non sbaglieremo... e se ci dovessimo imbattere in prezzi da 'gioielliere' praticati in alcune città, non perdiamoci d'animo, andiamo ai mercati rionali e cerchiamo di consumare sempre prodotti di stagione, dovremmo così riuscire a combattere un po' anche il 'caro frutta'...
Alla prossima
il sibarita
lunedì 1 ottobre 2007
Le parole della gastronomia
Qualche tempo fa, sfogliando un antico ricettario, mi 'imbattei' nella parola ambigu, che suonava un po’ strana e buffa e di cui non conoscevo il significato. L’enigma fu presto risolto grazie alla consultazione della prima edizione del "Larousse Gastronomique", nel francese antico il termine ambigu stava a significare pasto (servito ad un ballo, ad una festa) in cui tutte le portate (calde, fredde e i dessert) venivano presentate simultaneamente.
A’ la prochaine…
il sibarita
lunedì 24 settembre 2007
Al sangue, al sangue…(ovvero, come ordinare una bistecca al ristorante)
Spesso, al ristorante, sorgono problemi ed incomprensioni all’atto di ordinare la cottura del proprio filetto, filet-mignon, chateaubriand o fiorentina di turno.
Qui di seguito riporto alcune note che ritengo utili a noi tutti clienti di ristorante, aspiranti gastronomi e un po’ viaggiatori e a tutti gli addetti ai lavori (mi raccomando…):
in ITALIANO
Molto al sangue - Al sangue - Al puntino - Ben cotto
in FRANCESE
Bleu - Saignant - A’ point - Bien cuit
in INGLESE
Very rare - Rare - Medium - Well done
Vi chiederei, infine, di evitare di ‘ammazzare’ nuovamente l’animale (e il buon senso della tavola) ordinando ben cotto (…) uno dei pezzi sopra elencati.
Alla prossima
BACK TO WEB!
Salve a tutti!
Riprendo con alcuni post dopo una lunga (e quasi vergognosa…) pausa durante la quale ci sono state:
le fatiche per la laurea in Scienze Gastronomiche conseguita assieme ad altri 5 compagni di corso ( immodestamente, tra i primi, in Italia, ad essere sfornati col titolo di dottore in gastronomia); le vacanze estive, meritate e prolungate all’inverosimile e una serie di cene e visite sibaritiche lungo lo stivale che mi hanno molto preso…
domenica 3 giugno 2007
da sibarita a muccapazza28: a proposito di blog e Scienze gastronomiche...
Ciao a tutti. Sono il Sibarita (mi firmo sempre quando scrivo qualcosa. non sono uso all’anonimato). Faccio alcune osservazioni, dopo avere letto la serie di scambi fra corsisti di Scienze gastronomiche e muccapazza28. Certamente c’è stata una bella interazione sul blog “il gastronomo riluttante”… I contenuti mi sono sembrati, però, di poco rilievo e di scarsa utilità ai fini del nostro apprendimento in merito ai blog in generale ed al loro potenziale uso nel nostro ambito professionale.
Rispetto a quanto ho letto, mi preme fare alcune puntualizzazioni:
- Ritengo che quando si conversa in blog sia importante, prima di scrivere, verificare che la persona a cui si replica sia quella che effettivamente ci ha scritto per prima, in modo da evitare, nel tentativo di attivare le proprie abilità investigative, di fare inferenze errate sull’identità del mittente. Può succedere, infatti, che qualcuno risponda ad un messaggio anonimo indirizzando le proprie parole al destinatario sbagliato, come è accaduto quando muccapazza28 si è rivolta al sibarita, che sono io, rispondendo alla comunicazione scritta da un altro utente, che era anonimo. Per la cronaca, ribadisco che non sono autore di interventi non firmati, precisando che questo è il mio primo messaggio sul blog “il gastronomo riluttante”. Dunque, essendo palese l’inadeguatezza dell’intervento di muccapazza28 al msg n. 65, mi aspetto di vedere che una persona che si proclama esperta dei blog, si premuri, nel rispetto della netiquette, di rettificare quanto scritto, perlomeno in rete.
- In secondo luogo, preciso che non avevo alcuna aria di sfida quando in aula ho spiegato che avevo il primo numero del Gambero rosso, ma rispondevo con semplicità ad una domanda di muccapazza28, per dire che sono da tempo un appassionato lettore di riviste gastronomiche.
Mi auguro che le dinamiche provocate da muccapazza siano volute a fini didattici (che a questo punto, però, andrebbero palesati), ma ancor di più mi auguro che i suoi prossimi interventi focalizzino su contenuti utili e non futili; in particolare, mi farebbe piacere che ci fornisse elementi utili per creare un blog ben fatto.
ciao mucca, alla prossima.
il Sibarita
giovedì 31 maggio 2007
il sibarita intervista Redzepi - "Purezza e semplicità nell’universo gourmand di René" PARTE II
Renè, che significato ha per te questo premio e che messaggio intendi trasmettere ora che sei ambasciatore della Cucina Scandinava?
R.R.: “Innanzitutto, per me è impressionante essere premiato in Italia, il paese in cui la cucina è cultura. Purtroppo, in Danimarca non godiamo di tradizioni gastronomiche consolidate come le vostre. Dobbiamo ancora costruire la nostra identità, oltre gli stereotipi che confinano la nostra cucina a piatti a base di salmone e di salse ricchissime. In Scandinavia siamo solo 25 milioni di persone ed abbiamo una biodiversità ben preservata che ci consente di proporre una cucina territoriale tutta da esplorare grazie ad erbe ed alghe, a frutti di bosco sconosciuti in altre parti del mondo, a molteplici varietà di funghi, a piante ed aromi selvatici, a fieno (anche bruciato), cereali e legumi, a pesci, crostacei e frutti di mare senza pari. É su queste basi che voglio costruire la ‘Nordic Cuisine’. So che sarà un viaggio lungo; ma l’ho iniziato ed intendo andare avanti…”.
Che cosa ti ha portato a questa passione per una cucina così ricercata?
R.R.: “Sono state le mie origini: con padre macedone e madre danese, fin da piccolo il mio palato è stato abituato alla commistione di sapori provenienti da cucine e tradizioni lontane. Ho imparato a distinguerli, a metterli a confronto e a combinarli”.
Questa tua abilità in cucina, manifestata già in giovane età, ti ha evitato la ‘gavetta’?
R.R.: “Credo che la mia fortuna sia stata entrare in contatto, fin da giovanissimo, con grandi maestri come Thomas Keller, negli Stati Uniti e Ferran Adrià, in Spagna”.
Che cosa ha fatto scattare in te la voglia di innovazione che ti ha portato ad essere oggi il ‘vate’ della “Cucina Nordica”?
R.R.: Credo sia stata la grande conferenza che organizzai a Copenhagen nel 2004 con il mio socio in affari, Klaus Meyer. Insieme ai migliori cuochi scandinavi sottoscrivemmo un “Manifesto della territorialità” contenente le linee guida per questo nascente movimento gastronomico-culturale.
Esistono dei ricettari di cucina scandinava a cui fai riferimento?
R.R.: “Sì, ma io preferisco creare, partire dall’ispirazione e dal rispetto per la materia prima. Desidero rispettare il prodotto il più possible. La tecnologia è importante ma io cerco di andare alla quintessenza del prodotto, di valorizzarlo nella sua purezza ed unicità; proprio nel rispetto del prodotto prediligo salse leggere (con fondi alla birra o alle verdure) e cotture poco invasive e brevi (per esempio, con piastre di pietra di basalto)”.
Quanto risulta difficile proporre questa cucina e la tua filosofia in una città come Copenhagen?
R.R.: “Direi che è abbastanza difficile, ma lentamente qualcosa si muove: le persone incominciano ad apprezzarla e vengono a visitarci da tutta la Scandinavia e dal resto del mondo.
Qual’è la carta vincente del tuo locale?
R.R.: “Sai, per noi è molto importante essere coerenti in tutti i particolari, il nostro è un cibo puro e naturale e noi serviamo i nostri piatti sul legno nudo. Non abbiamo fiandra sulle tavole, né serviamo foie gras o tartufi bianchi, ma abbiamo due stelle sulla guida Michelin. Questa è la nostra filosofia!”
Come hai strutturato il tuo menu e le tue proposte?
R.R.: “Principalmente, a base di pesce, con poche carni e molte verdure. Abbiamo tre proposte di menu: uno con dodici portate, uno con sette ed uno a base di crostacei e frutti di mare”.
Qual è il prodotto che ritieni più originale e qual è il tuo piatto preferito?
R.R.: “Non ho un piatto preferito, ma quello che rappresenta meglio il Noma è sicuramente una granita di latte di pecora; si tratta di una razza autoctona, allevata a pochi chilometri da Copenhagen, che si nutre di erbe che conferiscono al latte un sapore erbaceo e vellutato. Questo, per me, rappresenta il massimo dell’armonia”.
Passiamo alla ‘Carta di Bacco’. Che scelte hai operato nell’abbinare vini e birre ai tuoi piatti?
R.R.: “Al Noma serviamo esclusivamente vini europei, ma abbiamo cinque pagine dedicate alle birre ed una alle acqueviti”.
Pensi che, al pari di altri ristoranti con stelle Michelin, Noma potrebbe essere replicato?
R.R.: “Penso che non potrebbe funzionare in nessuna altra parte del mondo. Noi viviamo con le stagioni, le raccolte dei frutti e delle erbe dei boschi. No, sarebbe impossibile”.
Quindi, Noma è, e sarà, unico?
R.R.: “Esattamente”.
Allora, non mancheremo di venire a Copenaghen per gustare le tue prelibatezze.
R.R.: “Vi aspetto con piacere. A presto!”.
René Redzepi, raffinato ‘elfo dei fornelli’, ci lascia così con il desiderio di fare rotta verso il grande Nord per scoprire la purezza e la semplicità del suo universo gourmand. ■
Il sibarita intervista Redzepi - "Purezza e semplicità nell’universo gourmand di René" PARTE I
René Redzepi, nato 29 anni fa a Copenhagen, è il nuovo enfant-prodige della cucina internazionale. Antidivo, ma sicuro dei suoi obiettivi, è autore ed interprete dell’innovativa ‘Nordic Cuisine’, che vuole proporsi tra le grandi cucine europee.
É a lui che si deve la valorizzazione dei prodotti autoctoni scandinavi, fino ad oggi poco conosciuti (come gli scampi delle isole Faœr Œr o il bue muschiato della Groenlandia); proprio per questo motivo è stato investito ufficialmente dalle autorità nazionali della carica di ambasciatore dell’emergente cucina scandinava nel mondo.
Lo abbiamo incontrato a Milano lo scorso 7 maggio in occasione della presentazione della prima “Guida ai ristoranti d’autore del mondo di Identità Golose”. In tale circostanza è stato premiato come miglior giovane chef straniero da Paolo Marchi, curatore della guida e deus ex machina di questo ed altri eventi gastronomici significativi che, finalmente, hanno luogo anche in Italia.
Subito dopo la premiazione abbiamo intervistato questo giovane talento, timido e semplice nei modi, per conoscere più a fondo il ‘fenomeno Redzepi’ e la sua filosofia (--> segue nel prossimo post la seconda parte dell'intervista).
sabato 28 aprile 2007
'Vino-cosmetici' per la nostra faccia...
Accolgo con curiosità, scetticismo e un po’ di sconcerto, la notizia della messa in commercio di una crema per il viso ed un dopobarba all’Amarone (!...) che garantirebbero, secondo il produttore, una protezione della pelle dagli agenti atmosferici e dalle irritazioni, neutralizzando, inoltre, l’azione ossidante dei radicali liberi, lasciando un gradevole e caratteristico profumo.
Per quanto mi riguarda, preferisco sentire l’Amarone ‘in bocca’ più che in faccia…
Dove stiamo andando?
Le preoccupazioni che oramai da alcuni decenni ci affligono sull’invasione di nuovi sistemi di alimentazione e di nuovi cibi sono sempre più reali e palesi agli occhi di tutti.
Claude Fischler nel suo l’Homnivore (1990), uno dei grandi libri da ‘tenere’ nella propria piccola libreria, classifica questo terremoto epocale che segna e segnerà la nostra e le generazioni a venire con un termine: GASTRO-ANOMIA, che sta a sottolineare anche lo sconcerto gastronomico ed il disagio alimentare a cui l’individuo è sottoposto ed a cui si ‘adegua’.
Quindi carissimi sibariti, non mi stancherò mai di invitarvi a premiare le piccole produzioni, cercando di nutrirsi con coscienza gastronomica e salutistica.Consideriamoci, poi, fortunati a vivere in Italia dove ancora esistono numerosi giacimenti gastronomici.
sibariticamente vostro
venerdì 13 aprile 2007
GERARCHIE GASTRONOMICHE
Un'attimo di attenzione su una ‘importante’ classifica (non di cuochi-star, nè di ristoranti-top) che riguarderebbe le GERARCHIE DELLA GASTRONOMIA DIVISE IN CLASSI:
1. GASTRONOMI
2. GOURMET
3. EPICUREI
4. GOURMAND
5. GHIOTTONI
Seguono alcuni NOTA BENE delucidatori:
• N.B. 1 Il gourmand è colui che nel mangiare riconosce il suo piacere primario
• N.B. 2 Il gourmet è un intenditore di cibi e vini
• N.B. 3 Il gastronomo è un esperto di gastronomia (della buona cucina, delle sue regole ed usanze, di vini ecc.) – razza quasi estinta, direi introvabile…
• N.B. 4 E il sibarita dove lo collochiamo? Personalmente, tra il gourmand e l'epicureo.
Il dibattito è aperto…
mercoledì 4 aprile 2007
Emozioni veronesi
Carissimi sibariti, reduce da VINITALY 2007 di Verona, vi posto alcune micro-esperienze bacchiane ancora vive e 'lucide' nella mia mente, in particolare:
- Un 'Fior d' uva' 2005 di Marisa Cuomo, di Furore (Sa), bianco costiera amalfitana, con bouquet agrumato ed erbaceo, (ci voleva una pezzogna, paggello o fragolino che si pesca solo in quelle zone, all'acqua pazza...).
- Un'intrigante malvasia da meditazione 'Le Rane' 2002, di Luretta (di Gazzola, nel piacentino), ormai grande realtà vitivinicola nazionale che potrebbe, a mio modesto avviso, tranquillamente competere con diversi sauternes.
- Un supertuscan, il 'Pupa Pepu' 2003 ( Merlot 70% Cabernet Sauvignon 30%), di Podere Brizio, che 'incarna' integralmente la filosofia della famiglia Bellini di Montalcino: passione, passione, passione.Eccezionale e poderoso con i suoi 14, 5% vol..
- Una 'Rebula' (Ribolla) Slovena del 2006, di Blazevi, che i fratelli Roman e Daniel producono a pochi chilometri dal confine goriziano, forse la più 'genuina' emozione percepita tra tutti i vini degustati - morbida ed affascinante, per me un piccolo ritorno alle origini del vino che assaporavo con mia nonna (diversi lustri fa).
In ultimo, un po' di tecnologia con l'Enomatic, un sistema che con card prepagata ti permette di assaggiare diversi vini 'a bicchiere'. Il macchinario, a 4 o 6 bracci, presente da alcuni anni in Italia in locali 'trendy' è stato ulteriormente perfezionato e potrebbe essere un buon veicolo per incentivare le vendite e le proposte per wine-bar e ristoranti; staremo a vedere come verrà accolto dai wine-lovers.
Alla prossima e... Salute!!!
mercoledì 28 marzo 2007
OGM, tutti ne parlano e tutti (quasi) li mangiano, a loro insaputa...
Il dibattito è sempre più acceso tra coloro che sono a favore degli OGM, organismi geneticamente modificati, che affermano: legalizziamoli, non sono nocivi per l'uomo, sono il frutto della scienza e della tecnologia applicata (spesso solo per business) alle produzioni agricole e animali - e coloro che invece sono contrari, convinti che con il cibo e la salute della gente non si scherza.
Il mais è quasi tutto trasgenico, come pure la soia, il frumento e tanto altro ancora - le produzioni OGM sono presenti in tutti i mercati internazionali sugli scaffali dei supermarkets del mondo; allora, come la mettiamo?
Puntualizzo che non sono un no global o affine, ma vorrei ricordarvi che il consumatore può condizionare il mercato e fare la fortuna o la rovina di un produttore; qualcuno obietterà che con le multinazionali dell'agribusiness c'è poco da fare, sono loro i più forti... D'accordo, ma quello che è auspicabile è seguire strategie per cambiare comportamenti ed abitudini a certi prodotti; essere consapevoli nelle scelte significa sapere cosa compriamo, da dove viene e chi lo ha prodotto.
Ne guadagneremo molto tutti, di salute e anche di tasca...
Alla prossima.
lunedì 26 marzo 2007
IN WINE, WE TRUST ...
Il VINITALY di Verona, dal 29 marzo al 2 aprile 2007, il grande Barnum del Vino nazionale ed internazionale, è alle porte.
La fiera è cresciuta molto, ogni anno si registrano sempre più espositori e visitatori; tutto il movimento italiano del vino è 'maturato' grazie ad un'attenta promozione e 'formazione' (anche se a volte ci si imbatte in qualcuno che ostenta, durante gli assaggi, con un calice tra le dita, termini e competenze non propri...). E', comunque, una grande festa di primavera per il vino ed i suoi numerosi fans. Un'appuntamento unico nel suo genere in Italia ed un'occasione per conoscere produttori e prodotti; presto, vi 'posterò' alcune impressioni su quest'edizione 2007.
Approfitto dell'argomento per segnalarvi un vino semplicemente stratosferico, affascinante, unico: l'Amarone Mithas 2000 'Corte Sant'Alda'.
Prosit!
Sibariticamente, vostro Pietro
venerdì 23 marzo 2007
Non intossichiamoci troppo, please...
A seguito delle righe sul BIO vorrei brevemente far riflettere sul grave problema dell'uso di pesticidi nelle produzioni ortofrutticole e del fatto che in molti prodotti presenti sui banchi dei nostri mercati e supermercati, di provenienza nazionale ed estera (sia europea che extra-europea), le quantità di sostanze tossiche rilevate sono drammaticamente elevate, in molti casi oltre i livelli tollerati a norma di legge, e preoccupanti.
A confermare ciò due recenti studi e test, uno effettuato da 'altroconsumo' (autorevole ed affidabile rivista per consumatori) e l'altro eseguito da un ente americano per la salvaguardia dell'ambiente, l'EWG (vedi la tabella qui in basso riportata); vi invito a darci una 'sana' un'occhiata.
The Full List of 40 Fruits & Veggies
FRUIT OR VEGGIE SCORE
1 (worst) Peaches 100 (highest pesticida load)
2 Apples 89
3 Sweet Bell Peppers 86
4 Celery 85
5 Nectarines 84
6 Strawberries 82
7 Cherries 75
8 Pears 65
9 Grapes - Imported 65
10 Spinach 60
11 Lettuce 59
12 Potatoes 58
13 Carrots 57
14 Green Beans 53
15 Hot Peppers 53
16 Cucumbers 52
17 Raspberries 47 (mid pesticida load)
18 Plums 45
19 Grapes - Domestic 43
20 Oranges 42
21 Grapefruit 40
22 Tangerine 38
23 Mushrooms 37
24 Cantaloupe 34
25 Honeydew Melon 31
26 Tomatoes 30
27 Sweet Potatoes 30
28 Watermelon 28
29 Winter Squash 27
30 Cauliflower 27
31 Blueberries 24
32 Papaya 21
33 Broccoli 18
34 Cabbage 17
35 Bananas 16
36 Kiwi 14
37 Sweet peas - frozen 11
38 Asparagus 11
39 Mango 9
40 Pineapples 7 (lowest pesticida load)
Raccomandazioni?...
Verificare la provenienza dei prodotti e, quando possibile, servirsi da persone e banchetti 'di fiducia', lavare bene i prodotti e privarli della parte esterna che è quella più esposta.
Alla prossima
Un saluto sibaritico
BIO o NON BIO? Questo è il dilemma...
Il mercato del biologico è in costante crescita ed il dibattito è sempre più vivo in merito all'acquisto da parte dei consumatori dei prodotti biologici e sui loro prezzi.
L'Italia è al primo posto in Europa per le produzioni biologiche ma resta il fatto che, come rileviamo dalle nostre visite a negozi e supermercati, non tutti possiamo pagare il 30-40% in più per un prodotto BIO rispetto ad uno normale.
Numerosi studi di esperti di nutrizione hanno poi affermato che non vi è evidenza provata che i prodotti BIO siano migliori rispetto a quelli 'comuni' anche se vengono sottoposti a controlli e procedure che poi vengono certificate.
Quindi vi invito ad un attimo di riflessione: al momento, comprare un prodotto NON BIO non peggiora la nostra salute...
Il sibarita
martedì 20 marzo 2007
Pizza, non ne puoi fare a meno...
Effettivamente ad oggi, qual'è quel cibo che potresti mangiare anche più giorni la settimana (o tutti, come fanno in molti), nutrizionalmente quasi completo, onnipresente ed ancora abbastanza economico?
E' lei la regina delle nostre preferenze quotidiane e la nostra bandiera cucinaria internazionale assieme alla pasta.
Ho letto qualche giorno fa' che a NY hanno aperto una pizzeria dove propongono pizze al caviale alla modica cifra di $1000 !!!... oppure se ci si vuole levare lo sfizio a $150 a slice (al pezzo). Per quanto mi riguarda preferisco la margherita, sarò eccessivamente purista, ma sono campano e sono fatto così... ringrazio Silvia per la sua osservazione sullo 'spessore' della pasta della pizza che concordo con lei sia migliorato, in diverse pizzerie, ma il rischio di mangiare delle pizze-biscotto in giro è ancora abbastanza preoccupante... canonicamente un po' di cornicione ed una pasta un po' levata, sono l'ideale ed importante base per una buona pizza, poi gli ingredienti dovrebbero fare il resto. Raccomando pomodori pelati s. marzano dop, mozzarella fiordilatte (quella di bufala è ottima, ma da pasto perchè 'lattosa' e delicata), olio extra vergine e foglia di basilico 'tassativa' per la margherita, poi grande spazio alle varie 'farciture' per tutti i gusti, sbizzarritevi e buona pizza!!!
Il sibarita
p.s. un saluto ad Ely, anche lei futura gastronoma.
Perchè SIBARITA ? Perchè in fondo, nello spirito, lo siamo un po' tutti...
lunedì 19 marzo 2007
i primi secondi da blogger
Salve a tutti. Mi chiamo Pietro e sono un appassionato di cibo, cucina, vini e viaggi.
Avrei piacere di sentire il vostro parere sugli argomenti sopracitati ed anche su altri, senza nessuna distinzione.
Siccome sono curioso vi invio alcuni quesiti, tanto per tastare il campo:
- Cosa pensate della cucina e del servizio che attualmente ci propinano in certi (molti) ristoranti o in certi locali che si dicono pizzerie dove si arriva a livelli di self-service e poi ti fanno pagare il coperto e magari anche il servizio?
- ...e la mozzarella di bufala dop, che è uno dei miei cibi prediletti, resisterà secondo voi, alla grande standardizzazione e produzione industriale a cui anno dopo anno viene sempre più sottoposta?
- Infine, in Francia ci sono i ristoranti più belli e stellati del mondo, sono i più bravi, bisogna ammetterlo, tanto di cappello, ma come avranno fatto ad arrivare così in alto? da chi avranno imparato?
Bene, attendo news e commenti.
Un grazie per l'attenzione e a presto.
Pietro il sibarita (alla prossima vi spiegherò perchè ho scelto questo termine...)
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